mercoledì 23 dicembre 2009

comunque, a parte ciò che dico nel post precedente....



A TUTTI AUGURO UN SANTO NATALE SERENO, LIETO, RICCO DI GIOIA

CHIEDO SCUSA...

Chiedo scusa ai tre o quattro ardimentosi amici che seguivano questo blog. Da quasi un mese non lo aggiorno, ma ci sono i motivi. Il primo motivo è il grosso impegno per il sito di LA RISCOSSA CRISTIANA, che vi invito a visitare e a seguire.
Ma poi c'è un altro motivo. In questo blog cercavo di discutere un po' di politica, magari ironizzando. Ma più passano i giorni e più mi passa la voglia di ironizzare, perchè in questo Paese non si fa più politica. C'è solo un grandissimo pasticcio, in cui sembra che il solo argomento di discussione, ossessivo, estenuante, sia come far fuori Berlusconi. Quando una "classe politica" produce antropomorfi come un Di Pietro, ormai ridotto a bavoso accusatore di tutti i mali del mondo (l'ultima è che Berlusconi "è il diavolo"...), oppure una Rosi Bindi, che non trova di meglio, dopo che a Berlusconi hanno spaccato mezza faccia di dire "non faccia la vittima", oppure un Casini, preoccupato solo di vendersi al miglior offerente, o un Fini, dimostrazione vivente di come può vivere il vuoto pneumatico, beh, è un Paese in cui i politici farebbero bene a prendersi una vacanzina, non lunga, tre o quattro secoli. E sarebbe bello ricominciare tutto da capo, magari avendo in Parlamento persone intelligenti.

Questo per ora è un sogno, quindi stacco per qualche tempo la spina a questo blog.

Vedremo se in futuro ci saranno argomenti meno ripetitivi, meno vuoti, in una parola meno scemi, su cui discutere.

E, per ora, grazie a chi mi ha seguito

Paolo Deotto

sabato 28 novembre 2009

NOTIZIE CONFORTANTI PER CHIUNQUE VOGLIA LIBERARSI DI PARENTI SCOMODI

da ANSA di stamattina:

(ANSA) - TRIESTE, 28 NOV - La Procura di Udine ha chiesto l'archiviazione dell'indagine su Beppino Englaro e altre 11 persone per il reato di omicidio volontario.

La notizia - anticipata dal quotidiano Il Messaggero Veneto - e' stata confermata all'ANSA da fonti investigative.

La richiesta e' stata inoltrata nei giorni scorsi al Gip del Tribunale, Paolo Milocco.


La Procura di Udine è stata di una efficienza ammirevole: così come prima non aveva mosso un dito per salvare la vita di un'innocente condannata a morte, nè, come si usa in tante procure, aveva fatto filtrare notizie ai giornali "giusti", ha svolto un'indagine che immaginiamo approfondita ed efficace, nel pieno rispetto del diritto alla riservatezza delle persone indagate. Ed ora chiede al giudice di archiviare la denuncia. E' singolare: se non è omicidio volontario, come si può definire il comportamento di chi causa la morte di una persona, come evento non solo previsto ma voluto esplicitamente?

Questo fatto chiarisce meglio la retorica dell'Englaro, della "figlia portata a morire nella sua terra". Eppure prima si era tanto battuto per ammazzarla in Lombardia, poi si era offerta la Toscana. Molto più banalmente, l'Englaro sapeva già che in Udine avrebbe trovato una procura "comprensiva".

Complimenti, "papà" Beppino. Ora hai la strada spianata definitivamente a una bella carriera politica nelle schiere progressiste. Hai fatto fare un eccezionale salto di qualità all'Italia. Se un parente è un peso, che fare? Ma è così semplice! Basta accopparlo. E' ovvio che chi è vigliacco e pusillanime non ha il coraggio di farlo, e così cerca la forma "legale", il nuovo feticcio sotto cui nascondere ormai tutte le porcherie.

Gioite, tutti voi che siete afflitti da parenti malati gravemente, ai quali, se non aveste una pietra al posto del cuore, sentireste il dovere di dare amore e cura. Così come la madre può accoppare il figlio che porta in sè, magari per non rovinarsi le vacanze estive o per non deturpare con smagliature il suo bel pancino, anche voi ora avete il conforto di sapere come liberarvi dall'incomodo. Basta trovare il giudice che (non si sa bene in base a quale legge...) vi autorizzi. Lo troverete, non preoccupatevi.

Ciao Beppino, puoi gioire; se la legge ti da ragione, è tutto a posto. Ricordati che c'è un'altra Legge, che ci sovrasta tutti e con la quale anche tu prima o poi dovrai tirare le somme. Posso solo augurarti di aver capito prima la tua follia e di essertene pentito.

Da parte mia, mi viene una sola riflessione: siamo ormai al fondo della letamaia.

domenica 8 novembre 2009

L'ARGOMENTO DELLA SETTIMANA - 2 - 8 novembre 2009

STRASBURGO, ovvero: IL FASCINO DEL TOTALITARISMO

Ciò che penso sulla nota sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo l’ho già scritto su La Riscossa Cristiana, e il gran numero di adesioni alla petizione che abbiamo proposto parla da solo. È anche doveroso notare che per una volta il coso, il PD, ha detto una cosa sensata. Infatti Bersani ha fatto un invito al buon senso: “è un simbolo che non offende nessuno”. Il che, detto da un ex comunista, nonché da un uomo che, poveraccio, deve vivere in stato di choc permanente (va capito: provate voi ad avere una Rosy Bindi come “Presidente”, e quindi magari doverla ascoltare spesso…) ha piacevolmente stupito. Ciò detto, e sempre ricordandoci che la prudenza ci ammonisce col noto adagio “Timeo Danaos ac dona ferentes”, ci sarebbe spazio anche per fare della facile ironia sulla sostanziale cretineria di una sentenza che in un Paese come il nostro (ma anche in tanti altri Paesi europei), se applicata con laico scrupolo, porterebbe a conseguenze paradossali. Tanto per limitarmi a Milano, io, signor Tal dei Tali, arci-ateo, ho tutto il diritto di chiedere che il Duomo sia o abbattuto o almeno coperto da un telone. E se ciò vale per il Duomo, deve valere anche per tutte le altre chiese di Milano (non so quante siano, ma son tante), visto che tutte hanno questo difettaccio di esporre la Croce e di esporla alla vista di tutti. E che dire dello scandalo delle ambulanze, che si distinguono per colore, ma sono tutte “Croci” ? Io, arci-ateo, ho tutto il diritto di pretendere che il pubblico soccorso sia prestato da ambulanze laiche, che non impongano alcun simbolo religioso. E così via. Se sono un lavoratore dipendente ho tutto il diritto di venire a lavorare la domenica, giorno festivo per i cristiani. Ma ho anche il diritto di contestare il fatto che siamo nell’anno 2009. Già, perché gli anni si contano dalla data di nascita di Gesù Cristo. Vogliamo andare avanti? Meglio di no, perché scriveremmo un sacco di fesserie. Ma la storia è sempre quella: se in un computer immetto un dato per cui due più due fa cinque, poi non potrà che produrre risultati sballati. Perché c’è una cosa da sottolineare: la sentenza di Strasburgo, oltre ad essere un abuso, è anche sostanzialmente una cretineria, come tutte le affermazioni che non tengono conto del fatto che esiste una cosuccia da nulla, che è la realtà. Certo, la realtà non esiste, ad esempio, per gli schizofrenici, immersi nel loro mondo di fantasie. Ma i giudici che hanno emanato quella sentenza non sono certo schizofrenici. E, anche se hanno prodotto una cretineria, non sono certo cretini. E allora? Allora c’è una considerazione molto più preoccupante: si va sempre più diffondendo tra i magistrati, non solo italiani, un pericoloso vezzo: la convinzione della propria onnipotenza, l’assoluta certezza che non ci sia materia sulla quale non possano decidere.

Né questo fenomeno deve stupirci, perché una società che non ha più moralità né valori di riferimento ha deificato la “legittimità”, che altro non è che l’applicazione della legge. E anche un bambino un pochetto scemo capisce benissimo che in tanti casi tra “legittimità” e “giustizia” può esserci un abisso. Ma tant’è, e oggi la “legittimità” è il nuovo inconsistente idolo. E i suoi sacerdoti sono diventati i magistrati. E quando si riveste un ruolo di eccessivo potere, va a finire che ci si convince (fatte le debite eccezioni) della propria infallibilità e onniscienza. Ma questo ci porta verso un nuovo totalitarismo, nel quale i “giudici” possono decidere di tutto e su tutto, regolando ogni aspetto della nostra vita. Non scordiamoci che proprio in Italia abbiamo visto dei giudici che hanno autorizzato l’assassinio di Eluana Englaro.

Se vigesse ancora il sano buon senso, i giudici di Strasburgo si sarebbero limitati a dichiarare la propria incompetenza in materia, mandando a quel paese una mammina che, evidentemente afflitta da altri problemi, da sette anni si dedicava a rompere le scatole a magistrati di ogni ordine e grado per la sua guerra personale contro il Crocefisso esposto nelle aule scolastiche. Ma non lo hanno fatto, perché ormai tanti, troppi magistrati vivono nella contemplazione della propria grandezza incommensurabile, in virtù della quale possono pontificare su tutto e su tutti. E se questo non è totalitarismo, non saprei proprio come altrimenti chiamarlo.

Ciò diventa tanto più evidente in tutti gli organismi europei, che di fatto sono in mano a pochissime persone, mentre l’unico organo eletto, ossia il Parlamento europeo, ha poteri limitatissimi. Non sono un economista, né posso prefigurarmi gli effetti sulla nostra economia interna in caso di nostro sganciamento dall’Europa. Ma so per certo che in questa Europa c’è da rischiare la libertà, e questo davvero non mi garba.

Se accettiamo certi comportamenti, alla prossima tornata elettorale, europea o nazionale potremo scrivere le seguenti istruzioni agli elettori: “Caro cittadino scemo, vieni pure a dare il tuo voto, per mandare al governo del tuo Paese chi vuoi tu, e sta sicuro che sarà scrupolosamente applicato il principio democratico della vittoria della maggioranza. È però doveroso avvisarti che tutto ciò non serve a nulla, tanto poi la tua vita sarà regolata da una serie di dittatorelli sparsi, corti di giustizia, commissioni varie, e altri sfuggenti organi burocratici, di cui tu sai poco o nulla. Tieni conto che non avrai nemmeno la comodità di avere un dittatore solo, ben identificabile, che si può sempre impiccare o fucilare”.

Esagero? Fate voi. Ma se una sentenza vuole decidere su tradizioni millenarie e sui sentimenti più profondi di un popolo, io continuo a chiamare tutto ciò totalitarismo, perché nessuno, nemmeno il giudice con l’ermellino più bello, può limitare la mia libertà di professare la mia religione. E di professarla pubblicamente. Commetterei un abuso solo laddove volessi imporre con la violenza la conversione alla mia religione. Ma questo pare che sia un vezzo di certi signori, chiamati islamici, che in questa Europa di pusillanimi non si possono criticare, perché sono violenti e quindi incutono paura.

E per chiudere l’argomento, vorrei riportare le parole del Presidente del Consiglio, in una conferenza stampa al termine del Consiglio dei Ministri:

ROMA - "Non è una sentenza coercitiva. nessuna possibilità di coercizione che ci impedisca di tenere i crocefissi nelle aule" e qualunque sia l'esito del ricorso che il governo ha deciso di presentare "non ci sarà capacità coercitiva". Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi nel corso di una conferenza stampa a palazzo Chigi, a proposito della sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, per cui è già stato confermato il ricorso da parte del governo.

Su richiesta di un commento alla sentenza della Corte di Strasburgo, Berlusconi ha risposto: "Ritengo che sia una decisione assolutamente non rispettosa della realtà. L'Europa tutta, ma in particolare un Paese cattolico come il nostro non può, come ebbe a dire Benedetto Croce, non dirsi cristiana". Il premier ha quindi ricordato la battaglia condotta dall'Italia per introdurre le radici giudaico-cristiane nella nuova Costituzione europea. In quel caso, ha sottolineato, "Paesi laici o laicisti, come la Francia di Jacques Chirac, si opposero". Il premier ha quindi osservato che la sentenza proviene da una "commissione del Consiglio d'Europa, alla quale partecipano Paesi come la Bielorussia che non fanno parte dell'Unione europea". Il Cavaliere ha quindi confermato che il governo italiano ha presentato ricorso, ma ha anche sottolineato come anche in caso di esito negativo la decisione di Strasburgo non avrà conseguenze.

Ritiene sia necessario un referendum sul crocifisso nelle aule? "Penso non ci sia nessuna necessità - risponde il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, durante la conferenza stampa dopo il Cdm a Palazzo Chigi - Se c'é una cosa che anche un ateo può tranquillamente convenire é che la nostra storia è quella cristiana. Immaginiamoci cosa potrebbe accadere se si allargasse questo concetto della croce fino ad impedire di metterla là dove ci sono non cristiani, non cattolici". "Ci sono otto paesi d'Europa che hanno la croce nella loro bandiera - aggiunge il premier - Allora dovrebbero cambiarla perché ci sono stranieri che hanno preso la cittadinanza di quei paesi ed hanno altre fedi?".

(fonte: ADN Kronos)

Queste parole le ha dette Berlusconi, che notoriamente passa il suo tempo tra vizi lascivi e orge scatenate. Comunque, le ha dette lui. Ci piacerebbe chiedere che ne pensa alla signora Rosy Bindi, che si dice cattolica, e che a suo tempo plaudì il comportamento di Napolitano che, respingendo un decreto legge, rese possibile l’assassinio di Eluana Englaro. La sexi-presidente del coso, del PD, a suo tempo lodò Napolitano per la “difesa dei valori della Costituzione”. La cosa c’entrava come i cavoli a merenda, però difendere la Costituzione fa sempre molto chic. Ora che dirà di Berlusconi, lei che si definisce “cattolica adulta”?

lunedì 2 novembre 2009

L'ARGOMENTO DELLA SETTIMANA - 26 OTTOBRE - 1° NOVEMBRE 2009

Cari Amici,
Vi faccio le mie scuse, ma l'unico argomento che potrei approfondire questa settimana è l'influenza che mi ha colpito, e non credo che possa essere di vasto interesse.
L'evento, in sè irrilevante, mi ha però limitato nelle attività, con grande beneficio per l'informazione e la letteratura in genere.
Ma sono duro a morire; infatti ci risentiremo settimana prossima.
Grazie, e a tutti una buona settimana

lunedì 26 ottobre 2009

GLI ARGOMENTI DELLA SETTIMANA - 19 – 25 OTTOBRE 2009

SENECTUS IPSA MORBUS

L’immagine più naturale di Eugenio Scalfari è quella del Maestro del sapere col ditino indice alzato. La barba bianca ben curata e l’impeccabile abito danno all’insieme un qualcosa che potremmo definire a mezza strada tra il profetico e il benevolmente maestoso. Manca il fumetto, in questa immagine, ma sappiamo già che sta dicendo: “Siete tutti dei poveri pirla, ora vi spiego io”. Ci spiega cosa? Ma tutto, ovviamente, perché la fonte del Sapere inesauribile è onnisciente, per definizione. I suoi allievi stanno ad ascoltarlo estasiati, e più che le parole percepiscono il fluido di saggezza che emana. Le donne lo guardano languorose perché, nonostante l’età, lo trovano ancora di un indiscutibile fascino. E lui pontifica, spiega, sparge con generosità la sua saggezza su un mondo che per un inspiegabile caso è pur vissuto per millenni e millenni senza di lui. Ma forse Scalfari non è nella dimensione del Tempo, perché la Sapienza non soffre di queste terrene restrizioni.

Eppure io continuo a preferire Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. Eh, sì, perché i due comici siciliani ci hanno alluvionato per anni le sale cinematografiche con film così scemi che più scemi non potevano essere. Ma loro facevano i buffoni, era esattamente ciò che volevano fare, e lo sapevano fare da maestri. E si rideva, si rideva tanto, mentre il grande Eugenio ha la pretesa di fare il saggio comportandosi da buffone. Parliamoci chiaro: ciò che dice Scalfari potrà far fremere di emozione i frequentatori di salotti radical-chic, quelli stessi che nel 68 invitavano alle loro serate Mario Capanna, perché faceva tanto ma tanto chic avere in casa il rivoluzionario full-time, con barba e sguardo profondo, gran bel giovanotto e consolatore di nobildonne milanesi un po’ sfatte. Ma Scalfari oggi, come Capanna allora, non dice che un sacco di banalità, tritando e ritritando sempre gli stessi quattro concetti. Ma, visto che ha un uditorio, e che il suo vuoto pneumatico lo sa vendere, fa ancora buoni affari.

Insomma, finora aveva dimostrato di essere un venditore di aria fritta, ma tutt’altro che uno stupido.

Ora dobbiamo constatare con sincera tristezza che il grande Eugenio ha preso la strada del declino, ed essendo la stessa in discesa, non potrà che andare sempre più giù, sempre più giù. Del resto, ottantacinque anni sono un bel fardello, e anche se non è obbligatorio a quell’età incominciare a perder colpi, è di certo molto facile che accada. E il nostro Eugenio ha dimostrato come e quanto ormai abbia poche idee, ma ben confuse. Infatti possiamo accettare che da anni pretenda di indicare la strada politica da seguire (è pagato per farlo, del resto), che voglia dire un po’ di stupidate in genere sulla vita e sulla morte (quelle nessuno le ascolta, ma fa tanto tuttologo, che potrebbe fare un duetto con Adriano Celentano). Ma lo Scalfari teologo, questa è una novità che ci prende di sorpresa, anche perché, a parte che gli studi di teologia sono lunghi e complessi, ci viene da chiederci che senso abbia che un ateo dichiarato voglia occuparsi di teologia, che è poi lo studio di ciò che per lui non esiste. Mah! Profonda coerenza dei sapienti. E lo Scalfari teologo è emerso nell’Espresso del 23 ottobre. Sulla storica rivista, il grande Eugenio ha dedicato un po’ della sua saggezza a giudicare i Papi che negli ultimi decenni hanno retto le sorti della cristianità. E fin qui, nulla di strano, ognuno ha diritto di dire (nei limiti della civiltà e della buona educazione) ciò che vuole, anche sul Papa. Ma il grande Eugenio è miseramente crollato laddove ha voluto esprimere il suo giudizio negativo su Benedetto XVI definendolo un “modesto teologo”. Dell’attuale Pontefice i suoi detrattori hanno detto di tutto e di più, e alcuni, col plauso della sinistra democratica e antifascista e nata dalla Resistenza hanno anche impedito al Papa stesso di entrare all’università La Sapienza. Ma nessuno lo ha finora voluto svalutare come teologo, sia perché tanti suoi nemici hanno almeno l’intelligenza di non volersi avventurare su un terreno difficilissimo come quello della teologia, sia perché in questa materia Benedetto XVI è sempre stato riconosciuto come un Maestro, anche dai suoi più fieri, ma colti e preparati, avversari.

Ora è arrivato Eugenio Scalfari, Maestro di tutto e quindi anche di teologia. Già, perché per denunciare come “modesto” un teologo che da tutto il mondo (anche non cristiano) è riconosciuto come un Maestro, bisogna avere una solida, ma solida, preparazione teologica.

Mi dispiace davvero, caro dott. Scalfari. Da quando “la sera vi trovavate in via Veneto”, Lei ne ha fatta di strada. Ha fondato un quotidiano che scrive valanghe di panzane, ma è senza dubbio ben fatto. È diventato ricco e onorato. È diventato la Voce della Sinistra. Insomma, ha saputo sempre tenersi a galla senza perdere un colpo.

Ma ora ha perso una cosa che fa parte necessaria del patrimonio di chi voglia ergersi a saggio: il senso del ridicolo.

IUDICE, CURA TE IPSUM !

Cosa dite? Che mi sono sbagliato e che il motto latino diceva “Medice, cura te ipsum”, per ammonire quei medici che non sapevano avere cura d sé stessi? No, no, volevo proprio scrivere quello che ho scritto. Già, perché sempre più mi sembra che i nostri giudici siano bisognosi di cure, ammesso e non concesso (non sono medico, non lo so) che esistano cure contro la più sfrenata megalomania.

Un tempo felice il giudice era colui che rendeva giustizia, sulla base delle leggi vigenti. Ora che tutto è in continua evoluzione (il che non vuol dire affatto che stia migliorando), il giudice è sempre più un personaggio che della legge si disinteressa, come si disinteressa di quelle tradizioni millenarie che fanno ormai testo. No, il giudice, essere superiore (più che altro perché non è mai chiamato a pagare se commette castronerie), crea la norma, crea le nuove definizioni di Società, famiglia, libertà, e così via. La chiamano “giustizia creativa”. Peccato che, ammazzando la certezza del diritto, ci faccia retrocedere a prima dell’editto di Rotari, il che è senza dubbio un bel progresso sulla strada della civiltà.

Veniamo al fatto specifico. Da sempre convinto che la famiglia sia l’unione spirituale e materiale di un uomo e una donna, unione per sua natura feconda, e che come tale goda di garanzie di legge, leggo e constato di non aver capito niente. Niente di niente, perché i giudici della 2° sezione penale della Corte di Cassazione hanno di recente dichiarato in una sentenza che la famiglia è “ogni consorzio di persone tra le quali, per strette relazioni e consuetudini di vita, siano sorti rapporti di assistenza e solidarietà per un apprezzabile periodo di tempo”. E, ci specificano i maestri del diritto, perché un siffatto consorzio possa ben definirsi famiglia è sufficiente una “certa stabilità del rapporto”.

Parlavamo di megalomania. Già, perché solo chi sia afflitto da questa patologia può pensare di ridefinire, oltretutto con una genericità e una confusione sconfortanti, un istituto come la famiglia, che nella sua tipicità di unione feconda e stabile tra un uomo e una donna, ha solo qualche millennio. Secondo la “nuova” definizione di famiglia che ci viene sfornata dai magistrati di Cassazione, anche una caserma è una famiglia. A questo punto viene un fiero dubbi: i militari ivi alloggiati devono chiamare il comandante ancora “signor colonnello” o “papà” ?

Ma se un gruppo, misto o meno, di studenti e/o studentesse condivide una abitazione per un certo numero di anni, quelli pari alla durata del corso di laurea, questo gruppo è una famiglia?

Se Tizio, scapolo impenitente, ha tuttavia in casa una governante che lo accudisce per anni e anni, forma così una famiglia?

E potremmo andare avanti con mille esempi. Casi di convivenza per le più svariate ragioni, ce ne sono a centinaia. E bene o male vengono a crearsi le “strette relazioni e consuetudini di vita”, perché la convivenza comporta sempre una suddivisione di compiti, dei turni per badare alla casa, e così via. Quando poi un periodo di tempo si possa definire “apprezzabile” è tutto da capire. Magari i protagonisti di quella ignobile scemenza che è il “Grande fratello” costituiscono, anche senza saperlo, una famiglia.

Banalità, potreste dire, una sentenza non fa testo. Certo, banalità. Ma a parte il fatto che una sentenza di Cassazione diventa sempre un “orientamento” per gli altri livelli di giudizio, è difficile non restare stupiti davanti a questi giudici che ormai la norma non la leggono più, forse neppure la sanno. Creano, improvvisano, scordandosi che il creatore della legge è il Parlamento, non il giudice. Quest’ultimo è tenuto solo e unicamente ad applicare la legge, niente di più e niente di meno.

Accennavamo prima a una cosuccia che si chiama “certezza del diritto”. Si tratta di quella faccenda per cui il cittadino sa già quali sono le norme, a cosa va incontro violandole. Almeno, dovrebbe saperlo, perché le leggi sono scritte e pubblicate, e infatti nessuno può invocare a propria scusante l’ignoranza della legge.

Se viene a mancare la certezza del diritto, si entra nel campo dell’arbitrio, della totale incertezza in cui si insinua chi, esercitando un certo potere, crea la norma ad hoc. Uccidendo la certezza del diritti si inizia a uccidere la libertà delle persone.

Esattamente ciò che fanno i giudici che applicano la “giustizia creativa”.

lunedì 19 ottobre 2009

L’ARGOMENTO DELLA SETTIMANA - 12 – 18 ottobre 2009

FOLLIA

Conobbi anni fa un tale che, reo di numerosi furti, era sdegnatissimo dal fatto che non pochi gli dessero del “ladro”, sicché minacciava a destra e a manca querele per diffamazione. Una cosa era certa: se non avesse mai rubato, nessuno lo avrebbe definito “ladro”.

Questo stravagante individuo mi tornava alla mente leggendo le prese di posizione dell’ANM -Associazione Nazionale Magistrati, sdegnatissima da un banale fatto. La nostra giustizia non funziona, siamo pieni di giudici “star”, l’indipendenza della magistratura sembra una barzelletta da collegio per down, eppure se qualche giornalista si azzarda a muovere critiche a un magistrato, o se il Governo si appresta a decidere sulla riforma del potere giudiziario, ecco che i signori magistrati si stracciano le vesti ed urlano all’attacco alla democrazia, all’indipendenza dei giudici e dichiarano di voler difendere a oltranza la Costituzione. Nientemeno.

Mai, ripeto mai, questi stessi signori, arcipagati impiegati dello Stato, coperti dalla più assoluta immunità de facto, si chiedono se per caso non vi sia qualche piccola responsabilità anche da parte loro in tutto ciò. No, non se lo chiedono, ormai vivono in auto contemplazione della propria infallibilità e intoccabilità e probabilmente anche della progressione automatica delle carriere e relativi stipendi.

Ora, siamo franchi e piantiamola di riempirci la bocca con frasi a cui non crede più nessuno. Solo un bambino scemo (ma scemo scemo) potrebbe credere al fatto che sentenze come quella che condanna Fininvest a pagare una somma spaziale a De Benedetti, per i danni subiti in una transazione da lui stesso sottoscritta oltre dieci anni fa, o come quella che dichiara incostituzionale il Lodo Alfano, siano sentenze nate dall’indiscutibile indipendenza dei magistrati che le hanno emesse, eccetera eccetera. Tanto più che, mostrando la sensibilità di un bisonte lanciato alla carica, il CSM ha promosso il giudice Mesiano proprio pochi giorni dopo che quest’ultimo aveva condannato la Fininvest a pagare una somma più che sufficiente per farla sparire. Ah, per chi fosse nato ieri l’altro, ricordiamo che la Fininvest fa capo a Berlusconi e che De Benedetti è il padrone del gruppo Espresso – Repubblica. Mere coincidenze, ovviamente. E la sentenza sul Lodo Alfano? La Corte Costituzionale contraddice sé stessa, in riferimento a una sentenza su materia analoga emessa nel 2004. ma non importa. È un organo giudiziario e di conseguenza non può sbagliare, è sacra e intoccabile. Pazzesco, soprattutto laddove si consideri che la Corte Costituzionale è, proprio per la sua composizione, un organo molto più politico che giudiziario e attualmente è decisamente pendente sulla sinistra. Ma non sta bene dirlo, come nel caso di quel tale che ricordavo. Aveva rubato, ma si offendevano se lo chiamavano ladro.

Comunque i nostri bravi magistrati hanno dichiarato che “è emergenza democratica”, che loro “difenderanno a tutti i costi la costituzione” e che la preannunciata riforma (di cui tra l’altro non si conoscono ancora i particolari) “attenta alla indipendenza della magistratura e quindi alla libertà del Paese”. Amen. Tutto ciò è molto bello, e ogni cittadino freme d’orgoglio sapendo di avere magistrati che difendono a spada tratta, dall’alto dei loro ricchi stipendi e della loro totale irresponsabilità e immunità, la democrazia e la libertà. Il cittadino medio chiede forse al giudice di rendergli giustizia, chiede forse che gli assassini restino in galera e non vengano fuori in pochi anni, chiede forse al magistrato di pagare quando sbaglia? Ma va! Questi sono discorsi da reazionari. Il popolo (che unito non sarà mai vinto – traduzione dallo spagnolo, perché non saprei come scriverlo), il popolo, dicevo, avvolto nelle bandiere della Pace (ah, per quanti non lo sapessero, quella bandierina a strisce colorate in origine era la bandiera degli omosessuali), nelle bandiere rosse e magari anche nei conti da pagare, marcia compatto coi suoi magistrati che difendono la Costituzione.

E se adesso vogliamo lasciare un attimo la clinica psichiatrica e tornare a terra, facciamo qualche piccola considerazione.

1) se qualcuno sta davvero attentando alla libertà, è dai magistrati che arriva, massiccio e greve, questo attacco. Questi signori sembrano scordare che il Parlamento è sovrano, che il Governo è dotato del potere di proporre disegni di legge, che il Parlamento sovrano approverà oppure no. È quindi inaccettabile che una categoria di impiegati dello Stato si arroghi il potere di censura preventiva su quanto il governo e il Parlamento intendono fare

2) compito del giudice è infatti, solo e unicamente, applicare le leggi vigenti. Se domani un Parlamento in vena di stravaganze punisse con l’ergastolo chi porta i calzini verdi, i giudici dovrebbero punire con l’ergastolo chi fosse sorpreso con calzini di tale colore.

3) Se i signori magistrati invece decidono che una legge fa loro schifo, oppure che fa loro schifo anche la maggioranza che guida il Paese (e che ha, lo ripetiamo, il potere di fare le leggi che vuole), hanno un’ottima soluzione: dare le dimissioni, togliere il disturbo e andare a cercarsi un altro mestiere. Tra l’altro, possono iscriversi senza esami all’Ordine degli Avvocati.

Ma se il “sindacato” dei magistrati pretende di dettare linee politiche, pretende di interferire nel lavoro delle autorità politiche, allora sì che si realizza l’attentato alla Costituzione, allora sì che la confusione di poteri fa temere per le sorti della libertà nel Paese.

Sia quel che sia, i magistrati hanno dichiarato lo “stato di agitazione”. Cosa voglia di preciso dire, non si sa. Forse entreranno nelle aule di giustizia agitatissimi, camminando a zig zag, oppure suonando nacchere e triccheballacche? Chi vivrà, vedrà.

E poi, hanno detto, potrebbero arrivare anche allo sciopero. In tal caso non sarebbe davvero un gran danno, perché almeno per qualche giorno non dovremmo assistere allo scempio della giustizia a cui assistiamo normalmente. E poi, tutti i lavoratori hanno diritto di sciopero. Dai metalmeccanici, ai chimici, ai bancari, agli addetti al commercio, eccetera eccetera. Quindi, perché non anche i magistrati? Sono lavoratori come gli altri, o no?

No: perché se mi perde il rubinetto, chiamo l’idraulico, quello viene, mi fa la riparazione che mi serve, e se combina un pasticcio non solo non lo pago, ma gli chiedo i danni.

Chi ha orecchi, intenda